A Porto San Giorgio abbiamo scoperto un nuovo indicatore di crisi amministrativa. Non è il dissesto, non sono i servizi che non funzionano, non sono i cantieri fermi. No: sono i dirigenti che vincono concorsi e fanno carriera.
Secondo il Partito Democratico, infatti, quando un funzionario cresce professionalmente e approda a incarichi di livello superiore, non è un successo personale né il segno di una macchina amministrativa che produce competenze. È, udite udite, il sintomo di una “grave crisi interna”. Un paradosso che rasenta il capolavoro: il merito trasformato in colpa.
Poi si parla di “instabilità che ricade sui servizi”. Bene. Quali servizi? Dove? Quando? Oppure siamo davanti all’ennesima crisi invisibile, buona solo per fare politica con i comunicati stampa e far vedere che i Dem ci sono perché in piazza, per le vie non si vedono.
Altro passaggio: “mancanza di dialogo interno e rispetto per le competenze”. Anche qui, memoria selettiva. Perché non sembra così lontano il tempo in cui i bilanci arrivavano in ritardo, accompagnati da rilievi della Corte dei Conti. Oggi, invece, le scadenze vengono rispettate e il consuntivo genera opportunità. E questo, piaccia o meno, richiede organizzazione, collaborazione e – sì – anche dialogo interno. A meno che i documenti non si approvino da soli durante la notte.
Ma c’è di più. Nel tentativo di costruire un caso politico, si finisce per sminuire chi, quei concorsi, li ha vinti davvero. Professionisti che hanno studiato, lavorato e raggiunto traguardi importanti. Liquidare tutto come effetto di una presunta crisi amministrativa è un modo elegante per non riconoscere il merito. O forse per non volerlo vedere.
E allora la domanda resta lì, sospesa: quali sarebbero le “incapacità” dell’amministrazione Vesprini?
Quella di aver portato a casa finanziamenti europei e ministeriali come mai prima? Eppure nell’ultimo Consiglio è lo stesso Pd a riconoscere questa virtù che si raggiunge insieme a funzionari, impiegati e progettisti.
Quella di aver dovuto fare i conti con ditte che si ritirano dagli appalti, come nel caso di Piazza Mentana? O quella di non avere steso in tappeto rosso alla famiglia Renzi per la firma della convenzione Excelsior?
O quella di aver messo mano a una concessione portuale lasciata in eredità dal Pd con tanto di fideiussione dimenticata e un iter costato quattrini ai sangiorgesi per gli avvocati?
Se questi sono i capi d’accusa, forse il problema non è la realtà, ma la narrazione.
E allora, caro Pd, un dubbio viene: più che una città senza guida, non sarà un’opposizione senza nuovi occhi? Incapace di vedere ciò che cambia,l e soprattutto di immaginare ciò che potrebbe essere.
Perché se cerchi solo conferme ai tuoi vecchi schemi anche la realtà smette di sorprenderti. E tu resti lì, a scavare.