C’è stato un tempo in cui la San Giorgio Distribuzione Servizi era una casella da riempire per tenere insieme una maggioranza, un contentino utile a non scontentare l’ultimo partito o la lista civica meno pesante della coalizione. Quel tempo ora è finito.
L’amministrazione Vesprini ha compiuto una scelta precisa: trasformare la partecipata del Comune in un vero e proprio soggetto imprenditoriale. Non più una semplice società di servizi, ma una macchina operativa che gestisce settori strategici della città e muove numeri sempre più rilevanti, sia in termini di fatturato che di occupazione.
Dalla raccolta dei rifiuti, rete metano e mensa, si è passati alla gestione del porto turistico e pompa di carburante al peschereccio e a breve illuminazione pubblica e parcheggi blu a pagamento. Una concentrazione di competenze e di funzioni che, inevitabilmente, sposta l’asse del potere amministrativo.
Perché una partecipata che gestisce infrastrutture, servizi essenziali e decine di lavoratori non è più solo uno strumento tecnico. È e sarà un luogo di potere politico. Un luogo dove si incrociano decisioni, relazioni, aspettative e, soprattutto, consenso.
In questo quadro va letta la crescente centralità della lista civica Porto San Giorgio al Centro, ultima arrivata nella coalizione Vesprini, ma oggi tutt’altro che marginale con il Presidente Sgds Giovanni Lanciotti. Il controllo di una struttura così rilevante la rende di fatto un soggetto di spessore non per il peso elettorale originario, ma per il ruolo che eserciterà quotidianamente nella gestione della città.
È qui che il tema diventa squisitamente politico. Perché chi governa una partecipata di queste dimensioni non gestisce solo servizi: gestisce rapporti con i lavoratori, con le famiglie, con le imprese, con interi pezzi di città. E questo, nel tempo, si traduce in consenso. O quantomeno in una posizione di forza nelle future trattative elettorali.
Guardando avanti, è facile prevedere che la presidenza della SGDS diventerà una delle cariche più ambite del panorama politico locale. Non più una poltrona da assegnare alle liste minori, ma un ruolo strategico che farà gola anche ai partiti “forti”, quelli che aspirano a guidare le prossime coalizioni.
La domanda, allora, non è più se la San Giorgio Distribuzione Servizi sia diventata un centro di potere. La domanda è un’altra: chi controllerà questo potere domani, e con quali garanzie di equilibrio tra interesse pubblico e convenienza politica?
Perché quando una partecipata cresce così tanto, il rischio non è che faccia politica. Il rischio è che la politica cominci a farci campagna elettorale sopra.
S.Ma.
