Il commercio di Porto San Giorgio torna a far sentire la propria voce. E lo fa con un appello diretto all’amministrazione comunale: attivarsi per una rottamazione delle cartelle esattoriali che riguardano in particolare l’occupazione di suolo pubblico e la tassa sui rifiuti.

Una richiesta che arriva da un settore che, da anni, vive una fase di difficoltà strutturale. Tra crisi dei consumi, concorrenza dei centri commerciali e dell’online, aumento dei costi energetici e calo delle presenze nei periodi non turistici, molte attività hanno visto assottigliarsi i margini fino a dover scegliere quali pagamenti onorare per primi. E così, nel tempo, si sono accumulati debiti nei confronti del Comune.
Al centro della protesta c’è soprattutto il canone per l’occupazione del suolo pubblico. Secondo diversi operatori, a Porto San Giorgio le tariffe sarebbero più alte rispetto a quelle applicate in altri Comuni limitrofi. Una disparità che viene vissuta come un’ulteriore penalizzazione per chi, con tavolini, dehors o esposizioni esterne, contribuisce a rendere più vivace e attrattivo il centro cittadino.
A questo si aggiunge la Tari, la tassa sui rifiuti, che per le attività commerciali rappresenta una delle voci più pesanti del bilancio. Negli anni difficili, segnati anche dalla pandemia, molti esercenti hanno rallentato i pagamenti, accumulando cartelle esattoriali gravate da sanzioni e interessi che oggi rendono ancora più complicato rientrare dal debito.
Da qui la proposta: una rottamazione che consenta di saldare il dovuto senza sanzioni e interessi, magari con una rateizzazione sostenibile. Non un condono totale, ma un’operazione che permetta di chiudere il pregresso e ripartire. Per il settore commercio sarebbe un segnale concreto di attenzione e vicinanza da parte dell’amministrazione.
Il tema, inevitabilmente, è anche politico. Da un lato c’è l’esigenza del Comune di far quadrare i conti e garantire equità fiscale; dall’altro c’è la necessità di non soffocare un comparto che rappresenta un presidio sociale oltre che economico. Perché un negozio che chiude non è solo una serranda abbassata: è meno luce in strada, meno sicurezza percepita, meno vitalità per la città.
La richiesta di rottamazione delle cartelle si inserisce in un dibattito più ampio sul futuro del commercio cittadino. Porto San Giorgio vuole davvero difendere il suo tessuto di botteghe e attività di prossimità? Se la risposta è sì, allora la questione fiscale non può essere trattata solo come un capitolo di bilancio, ma come una leva strategica di politica urbana.
Ora la palla passa all’amministrazione. Accogliere l’appello significherebbe offrire una boccata d’ossigeno a un settore in affanno. Respingerlo, invece, rischia di alimentare ulteriormente la frattura tra Palazzo e commercianti. La scelta non è semplice, ma il tempo delle decisioni è arrivato.