di Stefano Cencetti
Ieri l’opposizione ha esultato perché il Governo è andato sotto in Parlamento sul voto riguardante le preferenze. È una lettura politica legittima: una maggioranza che perde su una propria proposta deve fare delle riflessioni e assumersi le proprie responsabilità.
Ma la domanda che mi faccio è un’altra.
Com’è possibile che nel 2026 si voti ancora contro la possibilità di dare ai cittadini il diritto di scegliere direttamente chi li rappresenterà in Parlamento?
Oggi alle elezioni politiche l’elettore vota un simbolo di partito. In base alla percentuale ottenuta da quel partito, vengono eletti i candidati inseriti nelle liste, secondo un ordine deciso in precedenza dalle segreterie nazionali. In pratica, il cittadino non può indicare con il proprio voto una persona specifica da mandare in Parlamento, come invece accade nelle elezioni comunali e regionali attraverso le preferenze.
Ed è proprio questo il punto. Con le preferenze sarebbero stati i cittadini a decidere chi premiare e chi rappresentarli, non le segreterie dei partiti attraverso liste già confezionate e stabilite dall’alto.
Per questo, al di là delle bandiere e degli schieramenti, trovo profondamente sbagliato che sia stata bocciata una proposta che avrebbe restituito ai cittadini una parte del loro potere decisionale.
La vera sconfitta non è quella del Governo. La vera sconfitta è quella dei cittadini, ai quali ancora una volta viene negata la possibilità di scegliere fino in fondo chi dovrà rappresentarli nelle istituzioni.
La politica continua a chiedere fiducia agli elettori, ma quando si tratta di lasciare agli elettori la libertà di decidere quali persone meritino di essere elette, preferisce mantenere un sistema nel quale i nomi vengono scelti prima dai partiti e solo dopo sottoposti al voto popolare.
Ecco perché la questione non riguarda la destra o la sinistra. Riguarda la qualità della nostra democrazia. Perché una democrazia nella quale i cittadini non possono scegliere direttamente i propri rappresentanti è una democrazia più debole, più distante dalla volontà popolare e meno partecipata.
I cittadini non hanno bisogno di rappresentanti scelti dai partiti. Sono i partiti che dovrebbero avere il coraggio di farsi scegliere dai cittadini.