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Rifiuti, penultimi nella Provincia con l’indice della differenziata al 66 4%

Il cambio di passo annunciato doveva segnare una svolta: meno disagi, più decoro urbano, maggiore efficienza nella raccolta differenziata. E invece, a distanza di tempo, i numeri raccontano una realtà diversa: il passaggio dal porta a porta alle isole ecologiche non ha prodotto i risultati sperati.

Il report 2025 dei Comuni Ricicloni  (dati 2024 sulla gestione dei rifiuti) colloca Porto San Giorgio al 66,4% di raccolta differenziata, con un miglioramento minimo rispetto al 2023 (+0,4%). Un dato che consente al Comune di restare appena sopra la soglia minima di legge, ma che non rappresenta né un salto di qualità né un’inversione di tendenza.

L’elemento più critico non è tanto la percentuale di differenziata, quanto il secco residuo pro capite, che a Porto San Giorgio raggiunge 193,9 kg per abitante, uno dei valori più alti dell’intera provincia di Fermo. Un numero che pesa, e che indica come una parte consistente dei rifiuti continui a finire nell’indifferenziato, nonostante il nuovo sistema.

Se l’obiettivo del passaggio alle isole ecologiche era quello di rendere la raccolta più efficiente e migliorare la qualità della differenziata, i dati dimostrano che l’effetto atteso non si è concretizzato. La riduzione del secco residuo è quasi impercettibile (-0,7 kg rispetto al 2023), segnale di un sistema che procede per inerzia più che per reale efficacia.

Il raffronto con altri comuni costieri marchigiani è inevitabile. Fano, Senigallia, Cupra Marittima o Porto Sant’Elpidio, pur con caratteristiche turistiche simili, registrano percentuali più alte e, soprattutto, una gestione più contenuta del rifiuto secco. Questo ridimensiona l’alibi stagionale e riporta la questione su un piano organizzativo.

Il turismo incide, certo, ma non basta a spiegare un divario così netto. Altrove il modello funziona meglio; a Porto San Giorgio no, o quantomeno non ancora.

Il dato che emerge con chiarezza è che il semplice cambio di modello non basta. Le isole ecologiche, da sole, non producono automaticamente più differenziata né meno rifiuti. Senza un forte accompagnamento fatto di: controlli, informazione costante, responsabilizzazione degli utenti e interventi correttivi sulle criticità. Il rischio è quello di un sistema più comodo sulla carta ma meno efficace nella sostanza.

Guardando all’obiettivo regionale dell’80% di raccolta differenziata al 2030, Porto San Giorgio appare ancora lontana. E finché il secco residuo resterà su questi livelli, la percentuale di differenziata rischia di essere un dato formale, non sostanziale.

I numeri, al netto delle valutazioni politiche, dicono una cosa semplice: il passaggio dal porta a porta alle isole ecologiche non ha prodotto la svolta promessa. Ora la sfida non è difendere il modello, ma correggerlo, prima che diventi un’occasione mancata.