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“Prima pagate il conto e poi vi portiamo patatine e pizze”, così siamo stati discriminati

“Non tutti quelli che hanno un viso con lineamenti nordafricani sono delinquenti”. La sottolineatura è di due ragazzi di 17 anni del fermano che lo scorso fine settimana sono stati vittime del comportamento discriminatorio da parte di un ristoratore del litorale sangiorgese che ha preteso il pagamento del conto prima di servire la cena. I due giovani nati a Fermo da famiglie ricongiunte, uno studente al quarto liceo e l’altro meccanico nell’ambito di un progetto scuola lavoro, hanno voluto far conoscere l’accaduto con il titolare del locale che, forse, aveva in mente quanto denunciato da un collega pochi giorni fa dove una coppia di magrebini è scappata dopo aver consumato la cena.

“Abbiamo chiesto un tavolo al cameriere di uno chalet e poi ricevuto il menù – raccontano – poi, al momento dell’ordine, è subentrato un tizio che si è qualificato come titolare. Dopo aver preso la comanda ci ha detto: siccome ci sono stati episodi in cui vostri conterranei sono scappati dopo aver mangiato, ci vediamo costretti a chiedervi di saldare il conto prima di passare l’ordine alla cucina”.

I due ragazzi in un primo momento hanno messo le mani in tasca e tirato fuori i soldi, poi uno dei due ci ha ripensato.

“Ho detto al proprietario che noi siamo italiani perchè nati a Fermo da immigrati, frequentiamo le scuole superiori e non abbiamo nulla che fare con le bande di babygang che stanno creando disordini e danni – ha puntualizzato -. I nostri genitori lavorano in fabbrica e sono onesti. In un primo momento ci ha detto che credeva alle nostre parole, poi ha insistito nel dire che il pagamento anticipato è una forma di tutela per tutti”.

Stizziti dal comportamento i due hanno scelto di alzarsi dal tavolo e andare in un altro locale.

“Ci siamo sentiti dei comuni delinquenti solo per i lineamenti,  non lo siamo – dicono -. Possiamo capire l’imprenditore perchè di fatti se ne sentono tanti ma vogliamo raccontare l’accaduto perchè riteniamo che non sia giusto etichettare ragazzi e non solo per il colore della pelle. Questo non avviene a scuola dove tutti ci conoscono, insegnanti e personale ata compreso, non avviene tra i coetanei perché ci frequentiamo ma tra la gente comune. È vero che i fatti di cronaca sono tanti, così come tanta è la rabbia di chi subisce danni da parte di delinquenti seriali, ma in Italia oramai sono tanti gli italo-magrebini che hanno una vita congiunta: noi siamo cresciuti con la cultura di questo paese. Chi commette crimini  proviene da famiglie marocchine o tunisine che erano dedite al malaffare o alla violenza anche in Africa. Noi siamo italiani e siamo felici di difendere i diritti del paese dove siamo nati e cresciuti, ma non discriminateci”.

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