di Stefano Marilungo
Tra una frittura, un concerto e una passeggiata sul lungomare, Porto San Giorgio scopre in questo fine agosto elettorale di avere una nuova vocazione: non più solo località turistica o perla dell’Adriatico, ma capitale dei candidati consiglieri d’Italia. Sì, perché il prossimo 28 e 29 settembre, alle elezioni regionali, saranno ben otto gli aspiranti alla poltrona dell’assise anconetana con l’etichetta “made in Porto San Giorgio”, cittadina di 16 mila anime che in inverno fatica a superare le 10 mila.
Ecco i nomi in rigoroso ordine alfabetico:
Giambattista Catalini (Udc), Stefano Cencetti (Progetto Marche), Nicola Loira (Pd), Marco Marinangeli (Noi Moderati), Daniela Minnetti (Dsp), Fabio Senzacqua (Lega), Gianluca Tulli (Fdi), Maria Lina Vitturini (Lega).
Otto candidati. Otto. Uno ogni 1.250 abitanti circa. Più o meno come dire che ogni condominio avrà il suo rappresentante in lista. È un record, inutile negarlo. Nessun’altra città marchigiana vanta un rapporto così sbilanciato tra abitanti e aspiranti consiglieri e se ci fosse una classifica nazionale, probabilmente finiremmo dritti sul podio.
Scherzi a parte. La notizia è curiosa, quasi folkloristica, ma c’è poco da ridere. Perché dietro questa esplosione di ambizioni personali – lecite, ci mancherebbe – si cela un rischio politico concreto e grave: la frammentazione. Tanti nomi, tanto entusiasmo, ma nessuna massa critica. Nessun peso vero.
Questa corsa individuale rischia di diventare un boomerang, uno svuotamento silenzioso della rappresentanza politica di Porto San Giorgio. Con otto candidati sparsi in sette liste (altro che svarione), c’è il serio pericolo che nessuno riesca a raccogliere abbastanza voti da arrivare in Regione. E chi ci perde, ancora una volta, è la città.
C’è chi sussurra che non sia tutto frutto del caso. Un disegno preciso? Una regia nascosta? Forse sì. Forse i capicorrente del Fermano, quelli che a tavola contano i voti come fossero fagioli, hanno fatto due conti e capito che il modo migliore per tenere Porto San Giorgio fuori dai giochi è… farla correre in tutte le direzioni. Divide et impera, strategia vecchia quanto la politica stessa.
E allora, alla vigilia di un voto che potrebbe (e dovrebbe) contare per il futuro del territorio, la classe dirigente sangiorgese dovrebbe fermarsi un attimo a riflettere. Perché se l’obiettivo è davvero incidere, contare, pesare nelle scelte regionali, allora servono strategia, visione e compattezza. Non una corsa alle preferenze come fosse la sagra del pesce.
Porto San Giorgio, oggi capitale marchigiana dei candidati, rischia domani di diventare periferia dell’influenza politica. E sarebbe un peccato. Perché questa città, con la sua storia, le sue potenzialità e il suo ruolo nel Fermano merita ben più di una vetrina elettorale improvvisata.