Dopo la decisione del Consiglio di Stato che ha annullato gli atti relativi all’affidamento della gestione del porto turistico a SGDS Multiservizi, arriva la dura presa di posizione di Marinedì, la società che aveva impugnato il provvedimento. Nel mirino finisce soprattutto la scelta annunciata dall’Amministrazione comunale di proseguire sulla strada dell’affidamento in house alla società partecipata.
Marinedì sostiene che la pronuncia dei giudici abbia confermato l’illegittimità dell’affidamento diretto e chiede ora al Comune di dare immediata esecuzione ai principi contenuti nella sentenza, avviando una procedura competitiva per l’affidamento della gestione del Marina.
«È ora accertato ciò che abbiamo sempre sostenuto – afferma la società –: l’affidamento diretto, privo delle motivazioni richieste dal Dlgs. 201/2022, non trova copertura nella disciplina dei servizi e dei contratti pubblici locali».
Secondo Marinedì, la normativa richiamata dall’Amministrazione non potrebbe essere utilizzata per giustificare una gestione temporanea in assenza di una precedente gara. Da qui la critica alla posizione del Comune, che dopo aver dichiarato di prendere atto della sentenza ha ribadito la volontà di arrivare a un nuovo affidamento in house a SGDS.
«Abbiamo letto con sorpresa la nota del Comune di Porto San Giorgio che dichiara di “prendere atto della decisione”, ma rivendica la scelta originaria e annuncia un nuovo affidamento in house a SGDS Multiservizi», sottolinea Marinedì.
La società va quindi oltre il merito della sentenza e contesta anche le conseguenze della gestione del porto da parte di SGDS, sostenendo che, dall’avvio della gestione, sarebbero stati utilizzati beni che Marinedì considera propri «senza alcun indennizzo previsto per il legittimo proprietario».
A intervenire è l’amministratore unico di Marinedì, Renato Marconi, che invita l’Amministrazione a non trasformare il confronto sulla sentenza in una contrapposizione mediatica.
«Le sentenze si eseguono, o si contestano nelle sedi opportune – afferma Marconi –. L’agorà mediatica non è un ulteriore grado di giudizio».
Secondo Marconi, la situazione avrebbe ormai assunto anche profili di responsabilità amministrativa e contabile che, a suo giudizio, dovrebbero indurre l’Amministrazione alla massima prudenza, anche per tutelare dirigenti e funzionari chiamati a tradurre le scelte politiche in atti amministrativi.
Il passaggio più delicato riguarda proprio il futuro della gestione. Marinedì contesta l’idea di un nuovo affidamento diretto a SGDS e ricorda che l’in house non sarebbe automaticamente legittimo, ma richiederebbe una motivazione qualificata e la dimostrazione della convenienza della scelta rispetto al mercato.
«Non è un cavillo – aggiunge Marconi – ma la sostanza stessa della concorrenza: un affidamento diretto alla propria controllata, senza dimostrarne la convenienza rispetto al mercato, priva la collettività della possibilità di verificare se quella scelta sia davvero la migliore».
La società prospetta inoltre il rischio di ulteriori contenziosi e possibili conseguenze economiche per l’ente pubblico. Nel comunicato vengono citati, tra gli altri, eventuali indennizzi ai ricorrenti per il lucro cessante, il danno d’immagine, le ulteriori spese legali e possibili profili di responsabilità legati all’esito della vicenda.
Marinedì torna poi sulle ragioni che portarono alla decadenza della precedente gestione e, in particolare, sul mancato pagamento dei canoni demaniali. La società pone una serie di interrogativi sull’operato del Comune e sui rapporti tra concedente e concessionario, chiedendo se anche gli eventuali obblighi dell’ente siano stati integralmente rispettati e se le condizioni determinate dalla gestione abbiano avuto un ruolo nel deterioramento della situazione economica della società.
«Il Comune è davvero “senza peccato”?», è la domanda posta da Marconi, che rivendica il ruolo del gruppo nella gestione delle proprie strutture portuali in Italia e negli investimenti sul territorio.
La conclusione del comunicato è un invito netto all’Amministrazione: «La sentenza va eseguita subito», sostiene Marinedì, chiedendo l’avvio «senza indugio» di un processo competitivo per l’affidamento della gestione secondo la procedura prevista dal D.P.R. 509/1997.
Il confronto sul futuro del porto turistico di Porto San Giorgio si sposta dunque su un terreno ancora più delicato. Da una parte il Comune, che dopo la sentenza del Consiglio di Stato ha ribadito la volontà di arrivare all’affidamento in house a SGDS, ritenendo questa la soluzione più idonea per garantire continuità e stabilità alla gestione. Dall’altra Marinedì, che chiede invece di abbandonare definitivamente la strada dell’affidamento diretto e di procedere con una gara.
Una partita che, alla luce della sentenza, è destinata a proseguire sul piano amministrativo e probabilmente anche giudiziario.
