Che fine hanno fatto le procedure per regolarizzare gli chalet del tratto centrale di lungomare Gramsci?
È la domanda che in questi mesi rimbalza tra operatori, tecnici e cittadini. La famosa “striscia di tolleranza” da restituire al demanio – requisito fondamentale per adeguarsi al Piano di Spiaggia – è ancora un miraggio. Tutto fermo. E, con la Bolkestein che incombe sull’orizzonte del 2027, è difficile immaginare che qualcosa si muova: quale concessionario sarà disposto a investire risorse in lavori che rischiano di perdere valore se la concessione dovesse non essere rinnovata?
Parliamo dell’ostacolo che ha impedito all’amministrazione Vesprini di utilizzare i 4 milioni di PNRR per completare il restyling della passeggiata sul tratto centrale del lungomare. Un intervento che, invece, sta procedendo nella parte sud, dove tutti i balneari erano “allineati” alle prescrizioni del Piano regolatore della spiaggia. Il cronoprogramma fissa la conclusione entro la primavera 2026.
Ma poi? Quando sarà rifatto il tratto centrale?
Ad oggi, le risorse disponibili sono poche: circa 480 mila euro, derivanti dalla conversione urbanistica degli hotel Miramare e Corallo. Fondi che, secondo la progettazione in corso, permetteranno di arrivare solo fino alla spiaggia libera a nord dello chalet Tropical.
Per il resto, occorrerà intercettare nuove opportunità di finanziamento. Ma anche qui si presenta un paradosso: se domani arrivassero fondi freschi, non potrebbero comunque essere utilizzati, perché la situazione amministrativa e urbanistica del tratto centrale resta bloccata.
La realtà è semplice quanto scomoda: nulla è stato fatto per far adeguare i concessionari non in regola. E, con la scadenza della Bolkestein fissata a settembre 2027, è prevedibile che gli operatori preferiranno non toccare nulla fino a quella data, anche a costo di avviare eventuali ricorsi per difendere le proprie posizioni.
Il risultato? Un lungomare a due velocità: da una parte il tratto sud, rigenerato e pronto per la nuova immagine turistica della città; dall’altra il tratto centrale, bloccato da burocrazia, incertezze normative e mancanza di decisioni che spostano la data del futuro a non lima del 2029.
E Porto San Giorgio resta ancora una volta sospesa, in attesa che qualcuno abbia il coraggio – o l’obbligo – di fare il primo passo.
