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Nuova Capitaneria di Porto, Senzacqua: dopo 5 anni il silenzio del Pd mi da pienamente ragione

“Oggi il PD ha scoperto che il Piano del Porto redatto quando era al governo aveva qualche problema. Meglio tardi che mai. Peccato che, nel frattempo, siano passati cinque anni”. C’è dell’ironia politica nelle parole dell’assessore al demanio Fabio Senzacqua che ieri sera in Consiglio Comunale ha raccolto il via libera (gruppo del Partito Democratico astenuto) allo spostamento della nuova Capitaneria di Porto dall’ala esterna est, all’ingresso centrale in maniera che i militari avranno un parcheggio di diretto e soprattutto il controllo degli accessi all’approdo. In più viene fatta salva la base sportiva di Libero nel Vento che altrimenti avrebbe avuto necessità di una nuova collocazione.

 

” Nel 2022, quando sedevo all’opposizione – scrive il vicesindaco –  quelle criticità le avevo già sollevate. E tra le questioni che contestavo con maggiore forza c’era proprio il posizionamento della Capitaneria di Porto. Collocarla nella parte esterna est del porto era, a mio avviso, una scelta sbagliata. La Capitaneria doveva stare all’ingresso della struttura per ragioni di funzionalità, sicurezza e operatività. Una soluzione che oggi viene finalmente perseguita e che rispecchia un’impostazione adottata in numerosi porti italiani.

Lo dicevo allora, lo sostenevo in Commissione e lo ribadivo pubblicamente. Tanto che arrivai a chiedere e ottenere la riconvocazione di una seconda Commissione aperta, proprio per discutere quelle criticità.

Ma all’epoca il PD, forte dei numeri e di una sicurezza che evidentemente non ammetteva repliche, preferì tirare dritto. Ascoltare le osservazioni dell’opposizione avrebbe forse significato prendere in considerazione l’ipotesi che il piano non fosse perfetto. E sia mai.

Oggi, a distanza di cinque anni  quella stessa impostazione viene cambiata. E arriva il passaggio politicamente più interessante: il PD non vota contro. Si astiene.

Non è ancora un’ammissione di errore, sia chiaro. Per quella, evidentemente, servirà altro tempo. Ma almeno non si oppone più a una modifica che allora non sembrava nemmeno degna di essere presa in considerazione.

 

La politica, del resto, ha i suoi tempi. C’è chi impiega cinque anni per rivedere una scelta e chi, invece, aveva già individuato il problema al momento giusto. Il punto è che, quando si amministra una città, il tempo perso non è mai soltanto una questione di calendario: può tradursi in occasioni mancate, risorse da riprogrammare e decisioni da correggere. Nel 2022 c’era chi sollevava il problema. Nel 2026 c’è chi prende atto che quel problema andava affrontato.

E la soddisfazione non sta tanto nell’aver avuto ragione – conclude -. Sta nel vedere che, alla fine, anche le convinzioni più granitiche possono essere riviste.

Anche se, per qualcuno, ammettere di aver sbagliato resta evidentemente più difficile che correggere l’errore”.