Il Consiglio Comunale ha dato il via libera alla Consulta dei Commercianti, strumento di partecipazione voluto dall’amministrazione Vesprini e ideato a più mani, con il consigliere di Si Può, Emanuele Morese, in prima linea.
Come e perché nasce questo coordinamento?
Come ripeto sempre, il nostro compito è attuare ciò che abbiamo promesso ai cittadini che ci hanno votato. Nel nostro programma c’erano diversi punti dedicati alla partecipazione, e tra questi la Consulta del Commercio. Quando mi è stata affidata la stesura del regolamento, qualche mese fa, ne sono stato davvero felice, perché considero la partecipazione un valore fondamentale. Non che prima mancassero momenti di confronto con i commercianti, ma con la Consulta e il suo regolamento abbiamo voluto istituzionalizzare questo dialogo, renderlo stabile e riconosciuto. Ringrazio l’assessore Marcattili per aver creduto in questa iniziativa e averla sostenuta.
Il commercio sta vivendo una crisi profonda oltre a un cambio epocale: una Consulta senza esperti è sufficiente per disegnare il futuro?
All’interno della Consulta saranno presenti in modo stabile i rappresentanti di categoria, oltre a figure del mondo politico e istituzionale. In più, potranno essere coinvolti esperti di volta in volta, a seconda delle tematiche da affrontare. È chiaro che una Consulta, da sola, non può risolvere la crisi del commercio, ma può rappresentare una parte della soluzione. Un problema così complesso richiede approcci diversi e uno di questi è sicuramente il fare squadra come tessuto economico. Una città che si presenta unita nel proprio territorio ha già un vantaggio competitivo importante.
Come è strutturata e chi ne farà parte?
La città sarà suddivisa in dodici macroaree territoriali, ciascuna con un proprio delegato scelto all’interno del tessuto commerciale cittadino. Potranno partecipare tutti i commercianti in regola con la propria attività. La composizione potrà essere aggiornata nel tempo dalla Giunta, per adeguarla alle esigenze del territorio e alle evoluzioni del contesto socio-economico.
Sarà un organo consultivo o un laboratorio di idee?
L’obiettivo è che sia entrambe le cose. Vogliamo creare un luogo di confronto costante, dove affrontare insieme le problematiche specifiche e comuni del commercio cittadino. Come ogni strumento, anche la Consulta dovrà essere usata con attenzione, responsabilità e spirito costruttivo.
Passiamo alla poltica: pace fatta con il sindaco e la Giunta?
In realtà siamo spesso portati a pensare alle amministrazioni comunali come a delle soap opera, con personaggi pronti a farsi la guerra. Ma non è così. Non ci sono mai stati veri litigi: non siamo un gruppo di amici al bar, ma rappresentanti dei cittadini che portano avanti idee e progetti.
Consulta e partecipazione vi ha aiutato?
La partecipazione è un mio cavallo di battaglia da quasi dieci anni. Insieme al mio gruppo consiliare – che ringrazio – abbiamo già realizzato la Consulta dei Giovani, il Consiglio Comunale dei Ragazzi e oggi la Consulta del Commercio, grazie anche alla collaborazione della maggioranza e degli assessori competenti. Più che di “pace fatta”, parlerei di chiarezza ritrovata. Quando un gruppo di consiglieri esprime perplessità lo fa in modo costruttivo e va ascoltato. Il sindaco si è scusato e oggi ci sono le condizioni per andare avanti, con l’impegno che certe situazioni non si ripetano.
Crisi rientrata allora?
L’ho ribadito anche in Consiglio Comunale: sono dove devo essere, in maggioranza, a sostegno del governo cittadino. Gli elettori ci hanno affidato un mandato e dobbiamo rispettarlo. Non sono stato votato per simpatia personale, ma per rappresentare idee e progetti. Non esistono questioni personali, solo questioni politiche.
Un’anno e mezzo alla fine del mandato, nuovi progetti?
Sì, ho già diversi progetti in fase di elaborazione: il bilancio partecipato, i consigli comunali itineranti per quartiere e la costituzione dei comitati di quartiere, per dare voce a tutte le aree di Porto San Giorgio. Conto di presentarli quanto prima al sindaco per avviare l’iter consiliare. Sarà un percorso impegnativo, ma lo porteremo avanti, sia perché lo abbiamo promesso in campagna elettorale, sia perché questa città ha bisogno di partecipazione e di ricostruire un tessuto sociale di confronto, con sé stessa e con le istituzioni.
