Il punto

Marina, luogo per soli diportisti o un’area strategica di tutta la città?

Cosa c’è nel futuro del Marina di Porto San Giorgio? Un porto con servizi essenziali per i diportisti oppure un’area della città aperta a tutti, viva dodici mesi l’anno? È da qui che dovrebbe partire la discussione. Non dalle appartenenze. Dopo quarant’anni la vera responsabilità è dire con onestà se siamo in grado, con le sole forze pubbliche attuali, di sostenerne davvero il futuro. Perché le eredità non si conservano con le dichiarazioni ma si fanno crescere con scelte coraggiose.

 

Le parole del presidente della Lega Navale Italiana – sezione di Porto San Giorgio a poche ore dalla prima della Consulta richiamano responsabilità, gestione pubblica stabile, concessione lunga e reinvestimento degli utili. Un’impostazione rispettabile ma non si comprende quale sia il disegno degli investimenti futuri. Qual è il modello di porto che si immagina?

 

Si parla di dragaggi, impianti, servizi. Bene. Ma stiamo parlando di colonnine per l’energia e l’acqua o di un progetto complessivo di riqualificazione con e per la città? Perché sono due prospettive profondamente diverse.

 

Per le colonnine servono bandi, manutenzione, qualche investimento tecnico. Per trasformare il Marina in un luogo turistico e commerciale servono investitori, capitali, un piano industriale capace di attrarre ristoranti, pizzerie, negozi e attività che rendono quell’area un polo di aggregazione. Servono scelte coraggiose e tempi rapidi  cosa che non può garantire la Sgds.

 

Aspettare, come dice il presidente della Lega Girolamo Emiliani, che la Sgds produca utili sufficienti per finanziare lo sviluppo rischia di essere un’illusione pericolosa. Perché nel frattempo l’approdo invecchia. Le strutture si deteriorano. Il mercato cambia. E ciò che oggi è solo datato, domani diventa decrepito.

 

Il porto del futuro non può essere un affare per le associazioni che lo vivono quotidianamente. Con tutto il rispetto per chi lo frequenta e lo ama. Il porto è un’infrastruttura economica e urbana. È un pezzo di città. E il suo destino deve essere scritto dentro un piano strategico che coinvolga gli operatori turistici, gli albergatori, i commercianti, chi produce reddito e occupazione. Di Porto San Giorgio e non solo.

 

Un Marina moderno deve generare presenze negli hotel, fatturato per i pubblici esercizi, movimento per il commercio cittadino e dei distretti produttivi del Fermano. Deve essere uno spazio da vivere anche per chi non possiede una barca. Un luogo di passeggio, di eventi, di ristorazione, di servizi. Un’area capace di fare turismo, non solo nautica.

 

La vera domanda, allora, resta sospesa: vogliamo un porto funzionale e chiuso nel suo perimetro tecnico o un waterfront che diventi motore economico per Porto San Giorgio?

 

Senza una risposta chiara, il rischio è di restare nel limbo delle buone intenzioni. E il futuro, come sempre, non aspetta.