Civici o partiti? Oppure civici e partiti? È una domanda che torna ciclicamente a Porto San Giorgio e non solo e oggi assume un peso diverso perché guarda dritta al prossimo giro elettorale della vicina Fermo e tra un anno in città. Secondo Dario Laurenzi, esponente civico e sostenitore dell’amministrazione Vesprini ma con un passato nei partiti, il futuro non va letto come uno scontro ideologico tra simboli e civismo, bensì come una questione di metodo e di contenuti.
Per Laurenzi il problema “non sussiste quando si fanno coalizioni basate sui programmi”. Una posizione che sposta il baricentro del dibattito: non civici contro partiti, ma sulle alleanze capaci di tenere insieme sensibilità diverse attorno a obiettivi concreti. E in questo senso le prossime amministrative di Fermo, in programma in primavera, rappresenteranno un vero banco di prova destinato a fare da apripista anche per le future comunali nel resto della provincia.
Nel capoluogo, spiega Laurenzi, difficilmente si arriverà a un braccio di ferro tra civismo e partiti. “Non credo che a Fermo si andrà allo scontro frontale – osserva – anche perché Calcinaro oggi è assessore in una Regione che è espressione di gruppi nostrani come la sua lista I Marchigiani e di partiti”. Un elemento non secondario, che chiama in causa i rapporti politici costruiti nel tempo, sia a livello regionale sia territoriale. E proprio su questo fronte Laurenzi esclude scivoloni simili a quelli visti a Osimo: “Non credo che Acquaroli permetterà un errore di quel tipo. Una forzatura di Calcinaro potrebbe anche costargli l’assessorato alla sanità”.
Resta però centrale il peso elettorale dell’ex sindaco di Fermo, ancora molto consistente e capace di rafforzare l’area civica in virtù del sostegno a Scarfini. In un contesto in cui ci sono 32 posti in consiglio comunale e 8 assessorati da assegnare, lo spazio per una composizione ampia non mancherà, soprattutto in caso di ballottaggio se cdx e Scarfini andranno divisi.
Diverso, invece, il discorso per Porto San Giorgio, dove si voterà nel 2027, con ogni probabilità in contemporanea alle elezioni politiche. Qui il nodo civici-partiti rischia di intrecciarsi con dinamiche nazionali. “Gli uomini di partito non faranno due campagne elettorali diverse”, sottolinea Laurenzi, evidenziando come la sovrapposizione delle consultazioni possa spingere verso una maggiore visibilità dei simboli. Allo stesso tempo, però, la fotografia attuale dei partiti a livello comunale non è lusinghiera: “oggi sembrano scatole vuote”.
Nonostante questo, Laurenzi non vede nulla di eclatante nell’eventuale presenza dei simboli di partito in una coalizione di continuità con Vesprini. Anzi, la considera una tappa naturale: “È un percorso di crescita e di completamento”. Una valutazione che poggia anche su un dato concreto: “le relazioni con i partiti coltivate da alcuni assessori hanno contribuito a portare nelle casse comunali risorse come mai accaduto nella storia della città. È un dato oggettivo. Il civismo senza l’apporto della politica rischia di isolare una comunitá. La sinistra, che usa questo tema per fare opposizione sa che è argomento sterile. Chi ha sostenuto Vesprini sapeva che certi uomini e certe donne avevano e hanno una appartenenza partitica”.
In definitiva, più che scegliere tra civici o partiti, la politica sangiorgese sembra chiamata a misurarsi con una sfida diversa: “trasformare alleanze e simboli in strumenti utili, non in bandiere identitarie. Il futuro non si gioca sulla formazione delle liste, ma sulla sostanza dei programmi e sulla capacità di tradurli in risultati. Quelli checsta facendo l’amministrazione Vesprini dal 2022…”.
