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La Sge si fonde con Astea: via libera del Consiglio tra tensioni politiche e assenze pesanti

Con 9 voti favorevoli e l’astensione dei tre consiglieri del Partito Democratico, il Consiglio Comunale di Porto San Giorgio ha approvato la fusione per incorporazione della partecipata San Giorgio Energie in Astea Energie Spa. Un passaggio auspicato da tempo dal Presidente della Sge Maurizio Iezzi e che, salvo imprevisti, si concretizzerà nei primi mesi del 2026, dopo i necessari passaggi presso le autorità di controllo.

La discussione in aula è stata rapida, introdotta dalla relazione del sindaco Valerio Vesprini, ma a dominare la scena politica è stata soprattutto l’assenza dei tre consiglieri di “Si Può” – Giulia Marinangeli, Emanuele Morese e Andrea Susino. I tre, nella mattinata di lunedì, avevano fatto pervenire al sindaco e ai capigruppo (solo di maggioranza come sottolineato dai rappresentanti Dem)  una lettera con la richiesta di rinviare la discussione, ritenendo l’argomento troppo complesso per essere affrontato con tempi così stretti (maggioranza 23 settembre e commissione aperta il 30 con gli stessi consiglieri hanno disertato per impegni elettorali) e lamentando la totale assenza di momenti di partecipazione pubblica per informare i cittadini.

Un atto che di fatto apre una crisi interna alla maggioranza, dove la frattura con il gruppo vicino a Noi Moderati appare sempre più evidente. Alla base, anche le tensioni politiche legate alle ultime elezioni regionali, quando – secondo indiscrezioni – il sindaco Vesprini non avrebbe sostenuto il candidato Marco Marinangeli, preferendogli Calcinaro.

Le ragioni della fusione. “Dal punto di vista tecnico – ha spiegato Valerio Vesprini nella relazione – , la fusione si inserisce nel processo di razionalizzazione delle partecipate e nella difficoltà, per una società di piccole dimensioni come SGE, di competere in un mercato sempre più concentrato”.

Tra le motivazioni illustrate in aula: ” la perdita di clienti, le difficoltà contrattuali, la riduzione dell’organico e l’inadeguatezza tecnologica rispetto ai grandi competitor”. L’operazione prevede che il Comune di Porto San Giorgio entri in possesso del 5,10% delle azioni Astea, come stabilito dall’Autorità. Nel nuovo assetto, il Comune manterrà un membro nel consiglio di amministrazione, un fondo di solidarietà di 10 mila euro annui per chi non può pagare le bollette e un contributo promozionale di 30 mila euro. È inoltre previsto un patto parasociale di cinque anni, con clausola di non rinnovo automatico.

Gli interventi in aula.

Christian De Luna (Pd). “San Giorgio Energie è stata per anni un fiore all’occhiello, un presidio locale che ha garantito un servizio essenziale ai cittadini. Oggi scegliamo una strada doverosa e responsabile, consapevoli delle difficoltà attraversate. Tuttavia, i dubbi restano: la documentazione tecnica è complessa e ricevuta solo oggi. Il rinvio sarebbe stato un atto di prudenza”..

Catia Ciabattoni (PD): «La questione che stasera affrontiamo e’ estremamente complessa , questioni civiliste , societarie, economiche , finanziare e di diritto pubblico . Nessuna informazione all’opinione pubblica … in tutto ciò abbiamo solo una garanzia , e’ quella dell’Ingegner Iezzi a cui rinnoviamo tutta la nostra stima .

Noi però siamo Consiglieri Comunali e rappresentiamo una comunità e ci dobbiamo muovere su un piano che non è solo quello dell’opportunità economico finanziaria che pur condividiamo .

Non siamo in grado di esprimere un voto consapevole per tutte le questioni che ho elencato per cui esprimiamo una benevola astensione”.

Giulia Vagnozzi (Insieme): «Già il 23 settembre la maggioranza si era riunita e successivamente la commissione, alla quale i rappresentanti di Si Può non hanno partecipato. Un ulteriore rinvio avrebbe fatto slittare la fusione di un anno. È una scelta di responsabilità».

Andrea Rogante (Insiene) ha sottolineato come il sindaco e il dirigente Iezzi abbiano spiegato in modo chiaro le tematiche e rassicurato sulla situazione dei dipendenti. Un controsenso la scelta del PD che apprezza l’operato del Presidente ma non lo sostiene.

Giuseppe Maccarone infine, ha ribadito “stima e fiducia nel percorso di fusione, avviato già nel 2023, e sostenuto anche dal parere positivo della Corte dei Conti”, ricordando che «il rischio imprenditoriale per il Comune è ridotto ai minimi termini”.

Al di là dell’aspetto tecnico, la seduta consiliare ha lasciato sul tavolo una ferita politica nella maggioranza. L’assenza dei consiglieri di Si Può e le loro accuse di mancata partecipazione rischiano di allargare il solco tra le due anime della coalizione Vesprini. Strappo che il sindaco nelle prossime ore dovrà per forza maggiore, ricucire per evitare ad ogni assise di fare i conti delle alzate di mano.