Un nuovo lungomare sud senza armonia, sostenibilità e visione. I Consiglieri Comunali del Partito Democratico, padri del progetto di indirizzo che ha portato a cogliere il finanziamento da oltre 4 milioni di fondi Pnrr, hanno scelto di parlare dell’intervento di riqualificazione in atto proprio davanti a betonelle già rotte, rifiniture approssimative come i tombini in ghisa chiusi col cemento, l’arredo verde già vecchio, il marciapiede a ridosso della siepe assente e tante altre difformità che fanno sollevare un interrogativo all’opposizione: “come farà il collaudatore a dare il nulla osta viste le numerose difformità tra progetto esecutivo e realizzazione?”.
L’ex sindaco Nicola Loira parte dalla storia per arrivare ad oggi.
“Sul finire degli anni ottanta Porto San Giorgio decise di ridisegnare il proprio lungomare. La città stava cambiando volto: a sud si era sviluppata l’area del porto, a nord nuovi insediamenti residenziali e il fronte mare non era più solo il tratto centrale, quello “storico” e più frequentato. Serviva un progetto capace di unire e rappresentare l’intera città.
Chi ha memoria di quegli anni ricorda bene quel lungomare, oggi tornato a vivere nelle foto nostalgiche condivise sui social: le sedute tonde, i lampioni in ghisa, i dettagli che gli davano un’identità precisa. Poi arrivarono le sostituzioni, le betonelle, i grandi vasconi: un restyling che tolse personalità alla passeggiata sul mare, rendendola anonima e priva di carattere.
Da allora, Porto San Giorgio sogna un nuovo lungomare. Uno spazio bello da vivere ma anche funzionale, capace di rispondere alle nuove esigenze di mobilità dolce, ciclabilità e vivibilità urbana. Già oltre vent’anni fa, nella variante al piano di spiaggia, era prevista una ridistribuzione degli spazi per accogliere pedoni e ciclisti, ma il progetto rimase sulla carta.
Durante la scorsa amministrazione comunale si era fatta strada la consapevolezza che mancavano due interventi chiave per completare la riqualificazione della città: la sistemazione dell’area dell’ex cinema Excelsior e il rifacimento generale del lungomare. Per il primo, nonostante la complessità legata alla proprietà privata, fu approvata una variante urbanistica che avrebbe consentito la rinascita dell’edificio e la creazione di nuovi spazi pubblici. Un’occasione oggi svanita, per pura incapacità politica di chi è venuto dopo.
Sul fronte del lungomare, invece, si trattava di un investimento più impegnativo, per anni rimandato a causa dei costi elevati. Ma in pieno periodo post-Covid, arrivò un’intuizione decisiva: dotarsi di un progetto di fattibilità tecnico-economica in vista dei finanziamenti legati al PNRR e alla futura Ciclovia Adriatica. Porto San Giorgio si fece trovare pronta e ottenne 4 milioni di euro di fondi.
Un risultato tutt’altro che scontato, all’epoca. E soprattutto frutto di una visione: cogliere un’occasione irripetibile per restituire alla città un’immagine moderna, curata, riconoscibile. Quel progetto, volutamente aperto, lasciava alla futura amministrazione il compito di completarlo secondo la propria impostazione. Il risultato è quello che oggi vediamo tutti. Un lungomare sostanzialmente terminato – anche se il sindaco continua a dire che i lavori non sono ancora finiti – ma che appare già vecchio. Mattonelle sconnesse, rattoppi in cemento, pozzetti coperti alla buona, scivoli improvvisati. Un’opera che doveva proiettare la città nel futuro e che invece sembra ferma al passato.
È imbarazzante trovarsi davanti a un lungomare nuovo che sembra avere vent’anni. Se davvero i lavori non sono finiti, per correggere certi errori bisognerebbe rompere e rifare tutto. Ma come si può parlare di completamento in queste condizioni? Eppure, tutto questo poteva essere diverso. Il progetto originario prevedeva di partire dal tratto centrale, quello simbolico tra piazza Bambinopoli e gli chalet, per creare un asse pedonale continuo e moderno, con meno parcheggi, più verde e spazi per la mobilità dolce. Oggi, invece, la realtà racconta un’altra storia”.
Per Catia Ciabattoni “c’è nel governo Vesprini una visione corporativa che nuoce alla città”.
“Noi, come opposizione, avevamo fin da subito cercato di contribuire a una soluzione condivisa – spiega la consigliera – . Avevamo anche chiesto all’amministrazione di coinvolgerci nel percorso perché era evidente che la nostra visione e la loro potevano essere diverse. Un confronto, anche con i tecnici, sarebbe stato utile per arrivare a un progetto più equilibrato.
Ricordo bene quella famosa commissione: fu l’unica occasione in cui abbiamo potuto discutere della parte più avanzata del progetto, alla presenza di un funzionario comunale. In quella sede chiedemmo esplicitamente che, in un successivo incontro, fossero presenti anche i tecnici per capire in che modo avrebbero impostato e definito gli step del lavoro. Purtroppo, ciò non è mai avvenuto.
Oggi ci troviamo davanti a un lungomare che, lo diciamo con chiarezza, non rappresenta la nostra idea di città. In Consiglio comunale, più volte, abbiamo accennato a questa discussione: la proposta che ci era stata presentata inizialmente era ben diversa da quella realizzata. La nostra visione partiva dal tratto centrale, da caratterizzare e definire insieme a piazza Bambinopoli e all’area degli slarghi, per poi estendersi progressivamente al resto della città.
Quel progetto prevedeva una riduzione dei parcheggi, una nuova accessibilità, un’attenzione particolare alla mobilità dolce e alla qualità dello spazio urbano. Oggi, invece, vediamo un risultato completamente diverso. E non si venga a dire che sono state le normative a condizionare le scelte progettuali: gli spazi c’erano e le possibilità anche”.

Elisabetta Baldassarri punge sul fatto che non è un lungomare per tutti.
“Nel 2019 questo Consiglio comunale ha ratificato la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Una convenzione che non è solo un atto formale, ma che prevede precisi impegni e interventi concreti per rendere la città realmente accessibile e inclusiva. A distanza di anni, però, dobbiamo constatare che di quelle previsioni non c’è traccia. Sul nuovo lungomare, ad esempio, non troviamo percorsi tattili per non vedenti, né elementi di raccordo che consentano alle persone con disabilità di muoversi in autonomia e sicurezza tra i marciapiedi, la strada e gli spazi pedonali. Non si tratta solo di marciapiedi o barriere architettoniche, ma di mancanza di attenzione ai dettagli che fanno la differenza tra un progetto bello da vedere e uno realmente accessibile”.
“Era un’occasione storica, e purtroppo bisogna ammettere che non è stata colta – rilancia Christian De Luna – I fondi PNRR per definizione nascono con l’obiettivo di rilanciare l’economia dopo la pandemia da Covid-19, promuovendo lo sviluppo verde, tecnologico e la digitalizzazione del Paese.
Ebbene, di verde ne è rimasto poco o nulla, sono stati tagliati diversi elementi, e i dettagli “smart”, quelli che dovevano rappresentare l’innovazione, sembrano spariti del tutto. A uno sguardo anche non particolarmente attento appare evidente che quest’opera non solo è discutibile dal punto di vista estetico – e sappiamo che la bellezza può essere soggettiva – ma soprattutto non trasmette coerenza con i principi e gli obiettivi indicati dai governi Conte e Draghi, né tantomeno con le linee guida fissate dalla Commissione e dal Parlamento Europeo in materia di PNRR.
Questo dovrebbe far riflettere. Sul piano politico le responsabilità sono chiare: è l’amministrazione che compie le scelte. E questa è l’ennesima dimostrazione che non si possono affrontare progetti di tale portata con la fretta e l’improvvisazione”.

Conclusione di conferenze per Giacomo Clementi rappresentante del PD che da una lettura tecnica.
“È legittima questa situazione – si interroga- ? Io, come tanti cittadini, parcheggio con il passeggino e mi ritrovo costretto a camminare in mezzo alla strada per poter attraversare. A destra e a sinistra non ci sono passaggi sicuri. Oppure dovrei calpestare l’aiuola? C’è anche la pista ciclabile, che è comunque in carreggiata, quindi va attraversata sui punti di attraversamento. Non è che uno può attraversarla ovunque.
È una situazione imbarazzante. E la prima domanda che ci poniamo – e che porremo formalmente – è se tutto questo sia legittimo, se sia regolare da un punto di vista tecnico e normativo. Perché nel 2025 è inaccettabile che un’opera pubblica di questa portata costringa i pedoni, e in particolare chi ha difficoltà motorie o spinge un passeggino, a camminare in mezzo alla carreggiata.
I progettisti avevano previsto una soluzione intelligente: un marciapiede, proprio per garantire sicurezza e fruibilità. Oggi quella logica sembra essere completamente sparita. Immagino che come gruppo consiliare procederemo con tutti gli approfondimenti necessari, anche in Consiglio comunale, coinvolgendo chi dovrà dare i pareri tecnici. Perché capire come si è arrivati a questo risultato non sarà semplice, ma è doveroso.
Poi c’è la parte realizzativa, quella che è sotto gli occhi di tutti. Basta camminare sul nuovo lungomare per rendersene conto: non c’è una mattonella che combaci con l’altra. Durante l’estate magari si nota meno, ma nelle mezze stagioni sì — le pedonelle sono distanti, l’acqua piovana ristagna, la terra emerge e cresce l’erba tra le fughe. In alcuni tratti il marciapiede è ormai invaso dall’erba: tra un po’ sarà impossibile camminarci sopra senza rischiare di scivolare.
E qui parliamo di una delle ditte più importanti delle Marche. Quindi qualcosa non torna, anzi stona, e in modo evidente. Manca controllo, manca monitoraggio. Lo si vede nei dettagli: i tombini, ad esempio. Non si è neanche fatto lo sforzo di tagliare le mattonelle a misura. E poi — dettaglio tecnico ma significativo — i tombini di ghisa non si usano più da decenni. Ormai si utilizzano coperture integrate, in linea con la pavimentazione.
Insomma, quello che vediamo oggi non è un lungomare, è un insieme di pezzi scollegati, con soluzioni improvvisate e una manutenzione già carente dopo pochi mesi. Tutto questo, per un’opera che avrebbe dovuto rappresentare il biglietto da visita della città, è davvero sconcertante”.
