Il punto

Il Pd, la visione come parola di rifugio e l’azzeramento dei rapporti con la città

Nei comunicati politici e negli interventi consiliari c’è una parola che torna con una puntualità quasi matematica: visione. La maggioranza non ce l’ha e l’opposizione la invoca. Ma a Porto San Giorgio – e non solo – la visione rischia di essere una scatola vuota, buona per i comunicati stampa e poco utile per capire dove si vuole davvero andare.

Il comunicato stampa di bilancio 2025 diffuso dal Partito Democratico fotografa molte criticità reali: il lungomare, la pianificazione urbanistica a pezzi, l’illuminazione pubblica, la sicurezza, la crisi del commercio, il futuro dei giovani, le fragilità sociali. Temi veri, percepiti dai sangiorgesi, spesso sottovalutati o affrontati in modo frammentario dall’amministrazione Vesprini. Ma dopo la diagnosi resta una domanda che da anni aleggia nel dibattito cittadino: e poi?

Perché se è vero che governare senza una visione è pericoloso, è altrettanto vero che opporvisi senza una proposta lo è altrettanto. La visione non si misura dal numero di volte in cui viene citata, ma dalla capacità di tradurla in idee concrete, priorità, scelte – anche scomode – e soprattutto progetti.

A Porto San Giorgio l’opposizione svolge un ruolo prevalentemente reattivo: commenta, critica, contesta. Legittimo, per carità. Ma raramente costruisce. Raramente presenta un progetto organico sul lungomare alternativo a quello realizzato. Raramente mette nero su bianco un’idea di città, un modello di sviluppo, una proposta urbanistica da discutere pubblicamente. Raramente prova a creare iniziative, momenti di confronto, eventi, occasioni che vadano oltre il Consiglio comunale e parlino direttamente alla città.

Eppure la “visione” dovrebbe nascere proprio lì: nel rapporto con la comunità, con la base che fino ad anni fa era il cuore pulsante della sinistra. Non solo nei comunicati: nelle assemblee, nei quartieri, nei tavoli tematici, nelle proposte di delibera, nei progetti pilota…. Anche all’opposizione spetterebbe il compito di alimentare il senso di comunità, di indicare una strada alternativa, di dire chiaramente: con queste risorse noi faremmo questo.

Altrimenti il rischio è evidente: la parola “visione” diventa uno slogan, utile a certificare l’insufficienza altrui ma incapace di accreditare un’alternativa credibile.

Porto San Giorgio ha bisogno di un’opposizione che smetta di limitarsi alla denuncia e inizi a guidare il pensiero, a immaginare e a proporre. Ma prima di tutto il Pd deve tornare a fare il Partito delle politiche di sinistra partendo dalla coralitá interna, dalla formazione alla politica attiva dei giovani, dallo stare in mezzo alla gente. Tra qualche mese c’è da rinnovare la segreteria cittadina: sarà il momento di mostrare la voglia di rinnovare, di immettere nuova linfa e scrollarsi di dosso quel passato ancorato da oltre 20 anni. Non si può avere una visione futura se dal duemila ad oggi a reggere le redini del partito sono sempre gli stessi attori.