di Stefano Marilungo
Si è presentato al territorio con entusiasmo e senso di responsabilità il nuovo Questore della Provincia di Fermo, Eugenio Ferraro, alla sua prima esperienza alla guida di una Questura. Un incarico che Ferraro dice di affrontare “con onore”, in una provincia che definisce “affascinante e sostanzialmente serena”, ma che richiede attenzione, capacità di lettura del contesto e prevenzione mirata.
Un legame personale con le Marche, quello del nuovo Questore, che ricorda le origini familiari della nonna pesarese, ma soprattutto una consapevolezza chiara: le criticità vanno contestualizzate, non minimizzate. «Non siamo di fronte a una criminalità fuori controllo – ha spiegato – ma gli accadimenti non vanno mai sottovalutati. La sicurezza è anche percezione, ed è su questo che dobbiamo lavorare».
Prevenzione e percezione della sicurezza
Al centro dell’azione della Questura ci sarà la prevenzione, intesa non solo come presidio del territorio ma come relazione con la comunità. «La sicurezza non è solo presenza fisica o numeri – ha sottolineato Ferraro – ma qualità degli interventi, capacità di ascolto e di rete».
Tutela delle donne: il “Codice Rosso” come cultura
Uno degli obiettivi prioritari sarà la tutela delle donne. Il Questore ha parlato di un approccio che va oltre leggi e protocolli: «Il Codice Rosso deve diventare un habitus mentale e culturale». Fondamentale, in quest’ottica, la collaborazione con associazioni e realtà del territorio per capire “cosa altro si può fare” e intervenire in modo concreto e tempestivo.
Anziani: dalla fiducia alla protezione attiva
Altro fronte sensibile è quello degli anziani, spesso soli e vulnerabili. Ferraro ha richiamato anche gesti simbolici, come la consegna dei panettoni avvenuta ieri in strada per mano di una signora, per costruire fiducia e vicinanza. «Non ci sono più le famiglie di una volta – ha detto – e la Polizia deve essere un punto di sostegno». L’obiettivo è chiaro: non aspettare che l’anziano venga in Questura, ma andare verso di lui soprattutto per prevenire le truffe.
Polizia proattiva e controllo del territorio
Una Polizia che non attende ma agisce, dunque. Proattiva, presente, rispettosa del lavoro degli operatori. Ferraro ha espresso fiducia nella Squadra Mobile, definita “motivata” e in grado di raggiungere risultati concreti.
Sul tema degli organici, ha ricordato lo sforzo del Dipartimento per le assunzioni, non solo a Fermo, ribadendo però la sua linea: «Non credo in un approccio militare. Servono uomini preparati, non solo numeri». Affermazione riferita a Lido Tre Archi spesso definito neo del territorio per la presenza di malavita.
Sicurezza come rete sociale
Riduttivo, per il Questore, pensare che la sicurezza coincida esclusivamente con il presidio fisso o con strumenti come camper nelle piazze. «Possono servire – ha spiegato – se diventano luoghi di confronto, di interazione. Il cittadino ha bisogno di sentirsi ascoltato». Da qui l’idea di lavorare su più fronti: scuole efficienti, strutture di aggregazione, cultura della sicurezza. Un concetto che coinvolge tutti, non solo le forze dell’ordine.
Giovani, movida ed esercenti
Particolare attenzione ai giovani, definiti “differenti” rispetto al passato e al tema della movida che spesso sfocia in risse di piazza. Ferraro ha annunciato l’intenzione di incontrare gli esercenti per costruire insieme politiche di sicurezza condivise: formazione degli addetti, utilizzo delle videocamere, protocolli e collaborazione. «È un percorso che conviene a tutti», ha detto, auspicando anche un maggiore coinvolgimento delle famiglie: «I minori, dopo una certa ora, dovrebbero essere a casa».
Sinergia istituzionale
Fondamentale il confronto diretto con il Prefetto sulle principali problematiche del territorio, in particolare sui reati “dei nostri tempi”. Spazio anche alla Polizia Locale, che, se ben contestualizzata, può diventare parte integrante del dispositivo di sicurezza territoriale.
Un messaggio chiaro quello del nuovo Questore: le leggi ci sono e vanno applicate, ma la sicurezza nasce soprattutto dalla collaborazione, dalla fiducia e da una comunità che si riconosce parte attiva del sistema.
