Sarà la San Giorgio Distribuzione e Servizi a gestire l’illuminazione pubblica cittadina per i prossimi 15 anni con un Pef da 1,6 milioni (522 mila euro all’anno il costo per il Comune). Il Consiglio Comunale ha approvato l’affidamento con il voto favorevole della maggioranza e una minoranza divisa: contrari Ciabattoni e Loira, astenuto De Luna (assenti gli altri).

Ad aprire il dibattito è stato il sindaco Valerio Vesprini, che, oltre a ripercorrere la storia tra project annullato e ricorso al Consip, ha sottolineato come l’amministrazione non si aspettasse elogi dall’opposizione, ricordando le posizioni contrarie espresse in passato su altri dossier strategici, dalla pompa di carburante alla concessione del porto.
«È normale che non siate convinti – ha detto rivolto ai 3 della minoranza – ma a fare questo lavoro sarà la società partecipata, non una ditta esterna. Saranno assunti operai e acquistati mezzi». Il primo cittadino ha spiegato che, vista la mancanza di un censimento completo delle linee, parlare oggi di smart city sarebbe prematuro. Gli utili, ha assicurato, verranno reinvestiti prima su quadri elettrici e poi su linee, mentre il progetto illuminotecnico servirà a individuare dove e come intervenire, come già avvenuto in piazza Torino. «Questa non era la strada più semplice – ha concluso – la più facile era lasciare tutto com’era. Ma questa amministrazione ha una visione e obiettivi chiari per risolvere le criticità».
Duro l’intervento di Catia Ciabattoni, che ha evidenziato come il risparmio economico arriverà solo una volta a regime, ricordando un ammortamento annuo di circa 122 mila euro che nei primi anni non sarà coperto. Nel piano economico, secondo il consigliere, mancano voci rilevanti come personale e macchinari, con soli 26 mila euro previsti. «Non mettiamo in discussione la legittimità dell’operazione – ha chiarito – ma il metodo. L’affidamento diretto non può essere una scorciatoia: non emerge un reale confronto con altre soluzioni, né sui costi né sui benefici». Dubbi anche su possibili aumenti dei costi energetici e sull’indebitamento che ricadrà sulla Sgds. «Siamo per scelte ponderate, e i dubbi restano».
Sulla stessa linea il collega Pd Christian De Luna, che ha descritto la Sgds come una società passata «da formichina» al rischio di diventare una “prendi tutto”, dopo essere uscita da una fase di quasi fallimento. «La scelta di oggi vincola le prossime tre giunte – ha osservato – e resta il nodo di cosa accadrà se i costi energetici aumenteranno o se la Sgds entrerà in difficoltà». Il consigliere ha espresso preoccupazione soprattutto per la mancata attenzione alle linee interrate, responsabili dei blackout durante le piogge, e ha parlato di una smart city che «è ormai solo un ricordo».
Di segno opposto l’intervento di Andrea Rogante di Insieme, che ha rivendicato la volontà di rafforzare il bilancio della Sgds attraverso nuovi servizi e maggiori responsabilità, ricordando come anche sulla concessione del porto l’opposizione fosse contraria.
Emanuele Morese di Si Può ha accusato la minoranza di un atteggiamento costantemente negativo, incapace di riconoscere «il coraggio delle scelte». «La partecipata di oggi non è quella di ieri – ha detto – e attraverso atti amministrativi coraggiosi si punta a risolvere i problemi concreti dei cittadini».
Critico anche l’ex sindaco Nicola Loira, che ha ricordato come la città fosse in forte ritardo sul piano tecnologico e come il suo project financing avrebbe dovuto colmare quel gap. «Oggi ci ritroviamo invece con un progetto ridotto – ha affermato – limitato ai corpi illuminanti e che rimanda al futuro gli interventi su quadri e impianti disastrati. È un’occasione mancata e un’iniziativa che non fa gli interessi della società».
In chiusura Giulia Vagnozzi nelle dichiarazioni di voto ha ribadito che le scelte dell’amministrazione sono sempre state guidate dall’interesse pubblico, accusando il Pd di rinnegare, su questo tema, la propria tradizione storica privilegiando il privato.
Infine De Luna ha sorpreso tutti e corretto la dichiarazione di voto del capogruppo Pd, precisando che «sarà il tempo a dire se la scelta è giusta». Per questo ha scelto in contrasto con i colleghi di astenersi.