Giugno buono, luglio pessimo e agosto al di sotto delle aspettative. Non c’è bisogno di attendere i dati ufficiali per certificare l’andamento della stagione turistica 2025 a Porto San Giorgio: balneari, albergatori e ristoratori hanno già fatto i conti, e il quadro è tutt’altro che incoraggiante. La media parla di un calo del fatturato compreso tra il 20 e il 25% rispetto allo scorso anno.
La causa principale. Secondo gli operatori, una soltanto: meno soldi in tasca ai vacanzieri. Le famiglie hanno scelto di ridurre le spese orientandosi verso formule più economiche: meno giorni di vacanza e contenendo i consumi durante il soggiorno. Il cosiddetto turismo di prossimità, quello che fino a pochi anni fa garantiva movimento e incassi, ha perso slancio proprio per la scarsa propensione alla spesa. Ad avvalorare quest’ultima tesi i balneari: spiagge poco frequentate durante la settimana (soprattutto a luglio) nonostante il 60% degli ombrelloni stagionali.
L’andamento dei mesi. Un primo segnale positivo era arrivato a giugno. Offerte e tariffe da bassa stagione avevano portato a un incremento delle presenze nelle strutture ricettive, con numeri in crescita rispetto agli anni precedenti. Ma l’illusione è durata poco. Luglio ha segnato un drastico ridimensionamento: meno arrivi, settimane vuote e una città che ha vissuto serate sottotono. Agosto, il mese clou, ha confermato il trend: in linea con gli anni passati per i flussi complessivi, ma con due criticità evidenti: la prima e l’ultima settimana, entrambe più deboli rispetto al 2024.
La percezione degli operatori. Gli stabilimenti balneari hanno lavorato, ma con un giro d’affari ridotto, complici i consumi più bassi e la tendenza a soggiorni brevi. Gli albergatori parlano di camere piene solo nelle settimane centrali di agosto, mentre i ristoratori sottolineano come lo scontrino medio si sia abbassato, segno evidente di una maggiore attenzione al portafoglio (menù intero diviso in due).
Le prospettive. Il quadro che emerge è chiaro: Porto San Giorgio resta una meta apprezzata, ma la tenuta del turismo non si misura più solo dal numero di ombrelloni occupati o dalle presenze in hotel. L’economia turistica vive sulla spesa reale dei vacanzieri e quando questa cala, gli effetti travolgono e preoccupano soprattutto in vista della lunga stagione fredda.