di Stefano Marilungo
Se ad Ascoli e San Benedetto si discute di superare il campanilismo e lavorare insieme alla visione delle due realtà, a Fermo e Porto San Giorgio il tema dovrebbe essere ancora più semplice: qui non si tratta di costruire un’alleanza, ma di prendere atto di una realtà già esistente.
I due territori sono fisicamente attaccati, socialmente intrecciati, funzionalmente complementari. Eppure continuano a procedere come mondi separati, spesso duplicando servizi, spese, strategie e – paradossalmente – anche problemi.
Chi vive a Porto San Giorgio studia a Fermo. Chi vive a Fermo utilizza i servizi sportivi e commerciali di Porto San Giorgio. Le famiglie si muovono ogni giorno senza percepire confini amministrativi che, invece, pesano eccome nei bilanci pubblici. E allora la domanda è semplice: perché non ragionare come un unico sistema urbano?
Negli ultimi tempi qualcosa si è mosso. Si lavora sul turismo in maniera coordinata, sulla mobilità sostenibile, sup Prg. Si sta discutendo a un centro di raccolta rifiuti condiviso, segnale concreto che la collaborazione non è un’utopia ma una scelta possibile e già avviata. Pochi giorni fa anche il Centro Studi Carducci ha rilanciato il dibattito sull’unione della Polizia Locale, che per sua natura avrebbe senso solo in una dimensione sovracomunale come suggerito dal Prefetto.
Ma tutto questo resta frammentato, episodico, privo di una visione politica dichiarata.
Unione non significa annessione, né perdita di identità. Significa razionalizzare la spesa, evitare doppioni, migliorare la qualità dei servizi e utilizzare meglio le risorse pubbliche. In un’epoca in cui i Comuni fanno i conti con bilanci sempre più rigidi e trasferimenti sempre più incerti, continuare a difendere il “proprio orticello” non è orgoglio: è miopia.
Fermo e Porto San Giorgio non sono concorrenti. Sono due facce della stessa città: una con una forte vocazione amministrativa, culturale e formativa e l’altra con una naturale propensione turistica, commerciale e ricettiva. Insieme potrebbero rappresentare un polo urbano credibile, capace di pesare di più a livello regionale, intercettare fondi, progettare servizi moderni e rispondere meglio ai bisogni dei cittadini.
Il vero ostacolo, oggi, non è tecnico. È culturale e politico. Serve il coraggio di dire che da soli si amministra, insieme si governa. Se nel Piceno si prova a parlare di area metropolitana, qui nel Fermano il dibattito dovrebbe essere persino più naturale. Perché l’unione tra Fermo e Porto San Giorgio non sarebbe un salto nel buio, ma il riconoscimento di ciò che già siamo: una comunità unica che continua a fingere di essere divisa.
La domanda non è più se farlo. La vera domanda è: quanto ancora possiamo permetterci di non farlo?