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Crisi del commercio: “dal 2020 ad oggi 400 euro in più d’affitto”. Raddoppiati i negozi sfitti in centro

«Ho resistito finché ho potuto, poi ho mollato». La voce è quella di un commerciante storico di Porto San Giorgio, uno di quelli che hanno attraversato il Covid, i ristori a singhiozzo, il calo dei consumi e l’aumento dei costi. A farlo chiudere, però, non è stata solo la mancanza di clienti, ma una voce ben precisa: l’affitto. «Dal 2020 ad oggi pago 400 euro in più al mese. È diventato insostenibile».

Una storia personale che racconta un fenomeno ormai evidente a tutti: il numero dei negozi sfitti in città è più che raddoppiato rispetto al periodo pre-pandemia. Serrande abbassate, vetrine vuote, cartelli “affittasi” che restano appesi per mesi, a volte per anni. Il commercio di prossimità, già messo a dura prova dal calo del potere d’acquisto e dalla concorrenza dell’online, si trova oggi schiacciato soprattutto dai costi fissi.

E se trovare un appartamento in affitto per una famiglia è diventata un’impresa quasi impossibile – come confermano le agenzie immobiliari – per i locali commerciali il discorso è opposto. L’offerta non manca, la domanda esiste, ma a frenare, soprattutto i giovani e chi vorrebbe avviare una nuova attività, sono i prezzi. In centro, per un locale di circa 40 metri quadrati, si arriva facilmente a 1.200 euro al mese. Una cifra che scoraggia prima ancora di fare due conti.

Il risultato è un paradosso urbano: città che parlano di rilancio, di attrattività e di vitalità dei centri storici, ma che rischiano di trasformarsi in una sequenza di spazi vuoti. Perché senza un equilibrio tra rendita e sostenibilità economica delle attività, il commercio non riparte. E le storie come quella di quel commerciante, costretto ad abbassare la serranda non per mancanza di idee o di lavoro, sono destinate a moltiplicarsi.